One Man’s Madness, il racconto della proiezione a Montecarotto

La locandina del film One Man's Madness

I Madness sono un gruppo cui siamo particolarmente legati, e questa non è una novità: ne abbiamo già parlato in varie occasioni. Per questo un documentario sulla vita del sassofonista Lee Kix Thompson non poteva che incuriosirci. One Man’s Madness è uscito pochi mesi fa: sembrava di avere a che fare con uno di quei lavori interessanti che, forse, non avremmo mai potuto vedere in Italia, a causa del poco interesse del nostro paese nei confronti della band inglese. Invece no. Poche settimane fa ricevo un comunicato stampa che annuncia la proiezione del film in Italia, con una data unica ed esclusiva.

A colpire è la location, che non è Milano, né Roma o Bologna, ma Montecarotto: un piccolo paesino nelle Marche, in provincia di Ancona. Una notizia sorprendente. A organizzare è l’Associazione 13 Gradi Est, nata nel 2016, che come scopo principale ha proprio quello di valorizzare Montecarotto da un punto di vista culturale, organizzando eventi, proiezioni, concerti. I ragazzi dell’associazione hanno anche creato i sottotitoli in italiano del film.

Come se non bastasse, poco tempo dopo alla proiezione viene annunciata la presenza dello stesso Lee Kix Thompson, del regista Jeff Baynes, il direttore artistico Nick Edwards, il tecnico del suono Ian McPherson e il tecnico del montaggio Phil McDonald.

Il posto in cui One Man’s Madness viene proiettato è il Teatro Comunale di Montecarotto che, appena arrivato, mi colpisce per la sua bellezza.

Il teatro di Montecarotto dove One Man's Madness è stato proiettato

I posti disponibili non sono tantissimi ma il piccolo ed elegante teatro è pieno. Il sipario si apre: due divanetti, sui quali siedono gli ospiti, Lee compreso, e il moderatore-intervistatore Luigi Bertaccini, che riesce a fare un ottimo lavoro nell’intervistare l’indomabile Thompson. Il dibattito è interessante, gli ospiti sono evidentemente entusiasti del luogo in cui si trovano e del silenzio con cui i presenti li ascoltano. Lee è ironico su tutto, scherza sempre e ci conferma che il suo ruolo di “simpaticone” nei video dei Madness è assolutamente autentico. L’intervista realizzata sul palco è stata registrata e nelle prossime settimane sarà disponibile su lamusicaska.it.

Il film comincia. Bastano pochi minuti e già ci si rende conto che il valore del documentario non si limita soltanto al racconto di una storia interessante – quella di Lee Thompson e dei Madness – ma ha un valore in sé, relativo al formato con cui il racconto avviene. Si tratta, infatti, di un racconto che è anche una parodia delle più stereotipate biografie musicali: Lee Thompson è il protagonista a (quasi) 360 gradi, si racconta indossando i panni di tutte le persone a lui vicine, facendo ironia sulle classiche e seriose scene di un documentario musicale. Per comprendere in modo più evidente ciò cui faccio riferimento, guardate il trailer del film.

Oltre al valore parodistico, One Man’s Madness è interessante e piacevole da vedere, è ricco di numerosi aneddoti, e ci restituisce l’immagine di un Lee Thompson un po’ matto, che ha avuto un’adolescenza simile a quella di molti suoi coetanei punk: furti, problemi con la legge e così via.
In questo lavoro, oltre alle tante versioni di Thompson, appaiono anche altri componenti dei Madness, tra cui Suggs. La scena dell’intervista a Suggs è stata girata proprio a Montecarotto.

One Man’s Madness risulta divertente, soprendente per il modo in cui Thompson ha deciso di raccontare se stesso, e ricco di aneddoti perfetti per tutti coloro che amano i Madness.

Finito il documentario, la serata ha avuto seguito all’Osteria Sotto le Mura, dove ci sono stati altri gloriosi momenti in compagnia di Lee. Con la colonna sonora dei dischi di Luigi Bertaccini, la bellezza del locale che ci ospitava e la gente presente, abbiamo avuto modo di conoscere meglio il leggendario sassofonista dei Madness, che si è posto con tutti noi come fosse l’amico di una vita. A fine serata abbiamo visto un Thompson in piedi su un tavolo a ballare, rapito dall’alcool, dall’entusiasmo e dall’atmosfera che lo avevano accolto a Montecarotto.

Per quanto riguarda il sottoscritto, la particolarità del luogo (Montecarotto è un bellissimo paesino delle Marche nel quale tutti sono allegri e accoglienti), gli ospiti presenti e l’aura di originalità che questa serata si è portata appresso hanno dato vita a un’esperienza originale e divertente, che difficilmente dimenticherò.