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Rosco Gordon: l’anello mancante tra il jump blues nero-americano e lo ska giamaicano - Musica Ska e sottocultura

Rosco Gordon: l’anello mancante tra il jump blues nero-americano e lo ska giamaicano


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Rosco Gordon: l’anello mancante tra il jump blues nero-americano e lo ska giamaicano
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Rosco Gordon è stato un cantante e pianista rhythm’n’blues americano. Amatissimo negli anni ’50 in Giamaica, fondamentale è stata la sua influenza agli albori della musica ska.

Nell’autunno del 1957 il Jamaica Gleaner annunciò che il tour latino-americano dei Platters, che si sarebbe tenuto in novembre, avrebbe toccato anche l’isola ed avrebbe avuto come esibizione di supporto quella di Rosco Gordon, che era “l’artista preferito dai nostri connazionali appassionati di rhythm’n’blues”. Sebbene Gordon non fosse più sulla cresta dell’onda negli Stati Uniti (solo cinque anni dopo si sarebbe ritirato dai palchi per fondare una catena di lavanderie), i giamaicani impazzirono davanti a questa notizia: Rosco Gordon in Giamaica! La sua esibizione venne pubblicizzata con il motto The band with the beat! ed un altro articolo promozionale apparso sempre sul Gleaner alla vigilia degli spettacoli, focalizzandosi sulla sua figura, diceva: “Rosco è noto per il suo autentico stile di blues e per aver introdotto nella sua musica un ritmo ed un beat che sono parte del suo stile personale (…). Rosco è sempre stato un gran lavoratore ed è considerato un grande intrattenitore. Non ci sarà alcun dubbio che la sua esibizione insieme a quella dei Platters farà urlare gli spettatori di volerne ancora”. Ricordando l’aneddoto, anni dopo, Gordon confessò che quelle sere in Giamaica avesse provato sincero imbarazzo quando la folla non smetteva di richiamarlo sul palco, quasi fosse stato il loro eroe, dopo che si era già esibito in apertura dei ben più rinomati Platters, proposti come attrazione principale del tour.

Chi era Rosco Gordon e perché era così amato in Giamaica?

Quando si parla della nascita dello ska a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 si nominano abitualmente il calypso, il mento, a volte la musica cubana e, in maniera alquanto generica e mai puntuale, il rhythm’n’blues.
Ma quest’ultimo è proprio quello che, in alcune sue declinazioni, più si può accostare allo ska per somiglianza nel sound. Il suono – passateci l’espressione – più “proto-ska” che si fosse mai ascoltato non veniva, infatti, dalla Giamaica, e neanche dalle altre isole dei Caraibi, ma dal Tennessee, più specificamente da Memphis, e se vogliamo essere più dettagliati da una band chiamata Beale Streeters e, con la massima precisione, dalla mano destra del loro pianista, cantante e compositore, Rosco Gordon.

Rosco Gordon: l’anello mancante tra il jump blues nero americano e lo ska giamaicano

Bobby Bland e Rosco Gordon all’epoca dei Beale Streeters

I Beale Streeters, nei primissimi anni ‘50, erano una jump blues band dai contorni abbastanza informali i cui componenti, tutti giovani e amici, ne entravano ed uscivano senza nessun vincolo o formalità: ne facevano parte futuri assi del rhythm’n’blues come, oltre al già citato Gordon, Johnny Ace, Bobby Bland e B. B. King.
Rosco Gordon, che ne era il leader, era un ragazzo basso e snello, con una mascella pronunciata, la fronte alta ed un paio di baffetti sottili. In pubblico sfoggiava sempre un abito impeccabile ed un sorriso sornione. Era solito girare armato di pistola, ma a quei tempi non destava certo meraviglia. Costantemente a caccia di belle donne, era un tipo impulsivo, spaccone e stravagante e lo dimostrava spesso sul palco, esibendosi in compagnia di un gallo di nome Butch (posato sul suo piano) che beveva whisky da un bicchiere. E’ rimasta testimonianza visiva di questo suo eccentrico vezzo in una scena del film cult Rock, Baby, Rock It nel quale esegue, accompagnato dalla sua band e dal suo gallo, le sue due hit Chicken In The Rough e Bop It.


Ricordando gli inizi della sua carriera, raccontò egli stesso: “Vinsi il primo premio in uno spettacolo per artisti non professionisti che si teneva ogni mercoledì al Palace Theater in Beale Street, a Memphis. Partecipai per divertimento e per gioco: a me ed ai miei amici piaceva bere vino, bevevamo Mogen David, ma quella sera non avevamo un soldo per poterlo comprare. Ci dissero che se ci saremmo esibiti ci avrebbero dato qualche dollaro in cambio, sai, solo per la presenza. Così i miei amici mi convinsero a cantare per guadagnare i soldi per il vino. Allora salii sul palco, cantai ed arrivai primo! Roba da non crederci: il giorno dopo ero alla radio, intervistato da Nat D. Williams, e c’era tanta gente che scriveva e telefonava chiedendo di me. Così anche il venerdì fui invitato. Dal lunedì successivo iniziai un programma radio tutto mio.
Per lui, stare in pubblico era un piacere ed esibirsi la sua più grande gioia: “Sin da bambino avevo sempre cantato nei campi di cotone, – rammentava – quando la gente arrivava per la giornata di lavoro, scendeva dal camion e la prima cosa che faceva era accalcarsi attorno a me perché sapevano che li avrei intrattenuti cantando. E’ stato così, è stato nei campi di cotone che ho preso familiarità con il pubblico. Già prima che iniziassi a registrare e diventasse il mio lavoro: era quella la mia gente.
Le sue prime incisioni risalgono al 1951 e furono per un giovane produttore chiamato Sam Phillips, colui che avrebbe, di lì a poco, fondato la Sun Records e contribuito a rivoluzionare la musica popolare oltrechè l’intero costume occidentale. Fu in quelle prime sessioni, dalle quali furono sfornati i singoli Booted e No More Doggin’, che Phillips battezzò il distintivo stile pianistico di Gordon col nome col quale sarebbe passato alla storia: “Rosco Rhythm”.

Rosco Gordon: l’anello mancante tra il jump blues nero-americano e lo ska giamaicano

Rosco Gordon e Sam Phillips della Sun Records

Non ho mai idolatrato nessun altro musicista. Non ho mai cercato di copiare da nessun altro, mai nella mia vita. Non ho musicisti preferiti. Generi musicali preferiti sì, ma nessun musicista. Sono io il mio musicista preferito” dichiarava, guascone, in quegli anni.
Certo, si potrebbe obiettare che il suo non fosse altro che boogie, il tipico suono che si poteva ascoltare nei bordelli e nelle birrerie malandate, lo stesso suono che spopolava a New Orleans con Fats Domino e Professor Longhair. Certo, tutto vero. Ma andiamo un po’ più a fondo, perché Gordon introdusse una variante che si sarebbe poi rivelata un punto cardinale dello ska, specialmente nell’irresistibile No More Doggin’: in essa, Rosco accentua in levare gli accordi suonati con la mano destra ed insiste su di essi, mettendoli in grande evidenza, proprio come avverrà in seguito nello ska giamaicano.


Lo stile di Professor Longhair, seppur simile, era diverso. Ascoltando la sua Willie Mae del 1951, dunque contemporanea a No More Doggin’, è evidente: in Professor Longhair, come avveniva in tantissimi altri pianisti jump blues, è la mano sinistra che domina il ritmo ed anche se la destra suona in levare e lo fa in maniera ripetitiva, rimane comunque un accento su di un tipico pattern pianistico di cosiddetto “walking blues”.
Anche lo stile di Fats Domino – prendiamo The Fat Man di un anno precedente – è differente: questi suona il levare con la mano sinistra, infatti il tono è più basso, ed è la melodia ricamata con la destra che determina il colore del brano.
Rosco, invece, va oltre, ed è questo che caratterizza il suo stile: come in Professor Longhair, è la mano destra che suona in levare e, come in Fats Domino, è sempre la destra che domina all’interno della composizione. L’effetto complessivo era irresistibile.

Bene, ora facciamo un passo indietro. Anzi in avanti, di cinque anni, in Giamaica.

Qui a metà degli anni ’50 l’intrattenimento delle masse popolari aveva preso la forma dei sound system, discoteche mobili formate da potenti amplificatori che i “soundmen”, veri e propri imprenditori di quello show business, costruivano per amplificare i propri dischi durante epiche feste danzanti all’aperto. E qui ci avviciniamo al nodo della questione: quale musica si ballava nella Kingston degli anni ’50? La Giamaica ancora non aveva una propria industria discografica quindi, se si eccettuano le pionieristiche incisioni di mento per lo più indirizzate ad acquirenti esteri, non produceva musica autoctona, ma si rivolgeva al mercato statunitense. La costante ed infuocata competizione che si instaurò tra i diversi sound system spinse gli impresari ed i rispettivi dj a ricercare i brani più caldi che avrebbero tenuto incollato il pubblico nella “yard” a ballare, e quindi iniziarono a compiere frequenti viaggi di persona o ad inviare fidati emissari negli Stati Uniti alla ricerca di sconosciute ed esclusive perle musicali. Ed eccoci al punto: i brani che venivano ricercati così avidamente e ballati nelle feste giamaicane nella seconda metà degli anni ’50 erano jump blues e boogie afro-americani risalenti al periodo che andava dalla metà degli anni ’40 ai primi ’50. Non era musica contemporanea. E’ curioso, perciò, notare come lo ska che sarebbe nato di lì a pochissimo era già – azzardiamo nella definizione – revival di uno stile musicale risalente ad un arco temporale compreso tra i 10 ed i 5 anni precedenti. La gente dei ghetti amava quei vecchi rhythm’n’blues, i bassi caldi dei boogie, gli shouters ed il suono grezzo degli ottoni, rimanendo invece del tutto indifferente al rock’n’roll bianco, che rappresentava la moda del momento in tutto il mondo occidentale. Esplicativo è questo commento apparso in un articolo del Jamaica Gleaner: “E così, mentre la classe media si appassionava al suono di Bill Haley and the Comets, i lavoratori ed i disoccupati si eccitavano con la musica di Louis Jordan, Amos Milburn e Rosco Gordon.

Ovviamente, gli artisti del jump blues, seppur stilisticamente superati, non avevano mai smesso di esibirsi in giro per gli States, ma la loro carriera continuava, magari più in sordina, nel circuito dei “localetti neri” e nei festival per nostalgici del blues. Nello specifico, tornando al Nostro, tantissimi dischi di Rosco Gordon, praticamente eclissati in patria dalla nuova moda, vissero un rinnovato splendore sull’isola, entrando in classifica quasi dieci anni dopo la pubblicazione. “Verso la fine degli anni ’50 – dichiarò l’autorevole voce di Chris Blackwell in un’intervista del 1964 – i giamaicani si appassionarono al rhythm’n’blues, in particolare ad un brano chiamato ‘No More Doggin’’, cantato da Rosco Gordon. Andavano pazzi per quel ritmo perciò se ne appropriarono, lo resero più caldo, aggiunsero dei loro testi e lo chiamarono ska”.
Probabilmente Blackwell aveva semplificato un po’ troppo la faccenda, ma le sue parole non sono una voce fuori dal coro in Giamaica. Anche Alton Ellis, per esempio, affermò che “molti pensano che lo ska derivi dal pocomania o dal calypso, ma non è assolutamente così. Lo ska è nato dalla musica nera-americana che ballavamo negli anni ’50 quando Coxsone Dodd comprava i dischi di rhythm’n’blues dagli Stati Uniti, canzoni come quelle di Louis Jordan o Rosco Gordon.” Anche altre figure fondamentali della nascente scena ska, per esempio Derrick Morgan e Laurel Aitken menzionavano Rosco Gordon tra le primarie fonti d’influenza. Bunny Wailer, quando insegnava a suonare una chitarra artigianale ad un giovane Bob Marley, ricorda che le prime canzoni insegnate furono proprio quelle di Rosco Gordon.

Probabilmente, dunque, quando la folla giamaicana del 1957 richiedeva Roscon Gordon ed il suo boogie sul palco al posto dei Platters, stava urlando solo la propria voglia di ska. E non sarebbe passato poi molto tempo che la ottenessero in maniera compiuta con tutte le band che iniziarono ad imitare, personalizzandolo quel che bastava, il “Rosco Rhythm”.


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