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La recensione del nuovo album dei Madness: Can't Touch Us Now - Musica Ska e sottocultura

La recensione del nuovo album dei Madness: Can’t Touch Us Now


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I Madness sono in gran forma, Can’t Touch Us Now lo conferma. I Madness sono tornati alla ribalta e vivono quello che è probabilmente, assieme agli anni dell’invasione del 2 Tone Ska, il loro miglior periodo, cominciato nel 2009 con l’album The Liberty of Norton Folgate, proseguito nel 2012 con Oui Oui Si Si Ja Ja Da Da, confermato dalle loro esibizioni alla chiusura delle Olimpiadi di Londra ed al giubileo della regina d’Inghilterra a Buckingham Palace sempre nel 2012

Can’t Touch Us Now è stato preceduto da una grossa campagna di marketing che lasciava presagire un album importante. Così è stato, seppur con dei limiti. L’album contiene sedici canzoni e conferma l’immensità dei Madness. Un album interamente dedicato alla città di Londra, che la band di Suggs prova a raccontare in tutte e sedici le canzoni. Il livello è alto, anche se sedici canzoni sono troppe e si rischiano cali di concentrazione a causa del fatto che alcune tracce appaiono come degli inutili riempitivi che rischiano di svalutare un ottimo lavoro. Nonostante ciò, è bellissimo ascoltare quest’album e il suono dei Madness è inconfondibile, elegante, pulito. Nella loro musica, ancora una volta, c’è una bellissima compresenza di sarcasmo, malinconia, ironia e romanticismo.

Nessun altro gruppo proveniente dal filone 2 Tone è riuscito a fare quello che loro hanno fatto, bravi nel mixare suoni così diversi in modo vincente. Quest’impressione viene subito confermata appena l’album parte, con la prima traccia omonima, Can’t Touch Us Now. La seconda, Good Times, mette in luce il talentuoso sassofonista Lee “Kix” Thompson.

Mr. Apples è stato il primo singolo estratto, è la canzone più orecchiabile dell’album ed una delle migliori.

Uno dei momenti più emozionanti arriva con Blackbird, dedicata ad Amy Winehouse. All’inizio di questo pezzo Suggs racconta sottovoce, in un’atmosfera funebre, il suo incontro con Amy Winehouse pochi giorni prima della sua morte. E’ una canzone malinconica, come molte altre dell’album, ma questa ha un sapore speciale.

Dopo Blackbird arrivano alcune canzoni di dubbia qualità, tra queste spiccano in particolare Mambo JumboYou Are My Everything, quest’ultima è un lamento d’amore che sarebbe stato meglio non trovare all’interno di un album come questo. Con Herbert abbiamo a che fare forse con la traccia migliore dell’album. “Herbert” è un termine che viene utilizzato in Inghilterra per parlare di una persona poco affidabile, a volte questo termine è associato alla sottocultura Skinhead. All’interno di questa canzone viene raccontata la vicenda di una ragazza che si frequenta appunto con un “herbert” e si trova a dover fare i conti con la disapprovazione del padre. Da un punto di vista musicale il pezzo richiama tantissimo Ghost Town degli Specials, che però aveva ben altri contenuti: esso raccontava infatti la difficile situazione delle città inglesi nell’era tatcheriana, città divenute “fantasma” nelle quali tutto andava alla deriva e ad emergere erano solitudine e alienazione.

Don’t Leave The Bast Behind è molto buona, si prosegue poi fino alla fine tra alti (Don’t Let Them Catch You CryingGiven The Opportunity) e bassi (Soul DenyingPam The HawkWhistle In The Dark).

Curiosità: pur essendo una vera e propria istituzione nel Regno Unito, i Madness non hanno mai avuto particolare successo commerciale in Italia, ed il massimo che ci possiamo aspettare per il nostro paese è una singola data a inizio 2017 per il tour di Can’t Touch Us Now. E’ invece molto più probabile incontrare il celebre cantante e leader dei Madness in Salento. Suggs, infatti, possiede una casa a Tricase, in provincia di Lecce, dove torna quattro/cinque volte l’anno. Suggs parla anche un pò di italiano. Del Salento dice di amare la sincerità della gente, la tranquillità e la lentezza della vita. Personalmente ho incontrato Suggs due volte, una volta ad un dibattito ed un altra ad un motoraduno a Tricase, all’interno del quale ha cantato (evidentemente ubriaco) le più famose canzoni dei Madness davanti a poche decine di persone, accompagnato da alcuni musicisti locali. E’ possibile vedere qui il video dell’esibizione di Suggs in Salento, dal minuto 11:25 in poi.

 

 


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