The Story of Skinhead with Don Letts: recensione, streaming e soundtrack

The Story of Skinhead with Don Letts

Gli skinheads nascono alla fine degli anni ’60, idealmente “figli” dei mods. Una sottocultura che negli anni si è sempre rinnovata, interagendo con altre realtà, come il punk.

Don Letts è un regista e dj inglese. Grande amico di Joe Strummer e dei Clash, è noto per essere stato un collante importante tra la cultura giamaicana e quella inglese durante il periodo punk. Don Letts, infatti, era il dj del Roxy, storico club inglese famoso per aver ospitato i concerti dell’ondata punk del primo periodo. Si dice che i punx abbiano conosciuto il reggae grazie a lui. Nel 1978, attraverso il suo The Punk Rock Movie, Don Letts esordisce anche come regista. Negli anni si è sempre occupato di musica e sottoculture, dedicando molta attenzione, in particolare, al punk.

Capire la figura di Don Letts è importante prima di guardare The Story of Skinhead with Don LettsAll’interno di questo film, infatti, Don Letts non si configura come semplice regista, ma quasi come protagonista, avendo vissuto in prima persona questo fenomeno. All’inizio del film, infatti, Don Letts dichiara: “A quel tempo, come la maggior parte dei ragazzini della classe operaia, usavo le uniche due cose a disposizione per creare la mia identità: la musica e l’abbigliamento. Ed in quel periodo, in queste zone, tutto ruotava attorno agli skinheads.”

The Story of Skinhead with Don Letts

The Story of Skinhead with Don Letts è prodotto dalla BBC ed è stato trasmesso nell’Ottobre del 2016 in Inghilterra. Il film è di enorme valore proprio perché il punto di vista utilizzato, quello di Don Letts, è quello di una persona che ha interagito direttamente con questa sottocultura. Nonostante ciò e nonostante questa autorevolezza, Don Letts decide di entrare in punta di piedi all’interno di questa storia. Lo fa perché cosciente dei rischi che si corrono nel parlare di un argomento così delicato. Tutte le fasi, dagli anni ’60 ad oggi, vengono raccontate prestando particolare attenzione all’uso delle parole, con l’evidente desiderio di descrivere questa storia nel modo più oggettivo possibile, senza offendere nessuno, anche quando si tratta di evidenziare le contraddizioni e l’ingenuità della scena. L’unica eccezione in questo senso si ha, ovviamente, nei confronti dei neofascisti/neonazisti che hanno tentato di fare loro questa cultura. Il tema della destra nella sottocultura skinhead emerge fortemente. Gli skinheads antirazzisti hanno avuto grossi problemi con la destra. Si parla degli stereotipi dei media e dei grandi fraintendimenti che ciò ha creato. Il possibile legame tra destra e sottocultura skinhead viene smentito, anche grazie alla testimonianza di Roddy Moreno, storico frontman degli Oppressed e fondatore della S.H.A.R.P (Skinheads Against Racial Prejudice).

Il luogo comune che vede la scena skinhead legata alla destra viene svuotato anche attraverso la descrizione della musica maggiormente amata dagli skinheads, soprattutto nella prima fase: lo ska. Lo ska è stato colonna sonora dell’incontro tra giamaicani ed inglesi nelle lunghe notti di danza a Londra.

Nel complesso si tratta di un documento preziosissimo. The Story of Skinhead with Don Letts raccoglie bellissimi filmati d’epoca, aneddoti unici (tra cui spicca quello sul giubbotto Harrington), interviste ai protagonisti della scena, famosi (come Pauline Black dei Selecter) e non (tifosi o skinheads “comuni”).

Nel giro di un’ora, The Story of Skinhead with Don Letts riesce ad attraversare decenni di storia sottoculturale e nazionale inglese. Si parla anche del 2 Tone Ska, poi del punk e dell’incontro della sottocultura skinhead con il punk. Quest’incontro, più avanti, avrebbe dato vita all’Oi!, l’unico genere musicale creato dagli skinheads per gli skinheads. Bellissima, a questo proposito, la testimonianza di Jimmy Pursey degli Sham 69.

La colonna sonora del film è splendida, qui la riporto integralmente. Il titolo di ogni pezzo rimanda al link per ascoltare.

  1. Soul Survivor– Val Bennett
  2. Elizabethan Reggae – Boris Gardiner
  3. So What – Miles Davis
  4. Return Of Django – The Upsetters
  5. Skinhead Moonstomp – Symarip
  6. Dollar In The Teeth – Lee “Scratch” Perry & The Upsetters
  7. Get Down and Get on With It – Slade
  8. Spirit In The Sky – Norman Greenbaum
  9. Bad Moon Rising – Creedence Clearwater Revival
  10. Black Skinned Blue Eyed Boys – The Equals
  11. The Liquidator – Harry J. All Stars
  12. Anarchy In The UK – Sex Pistols
  13. Tell Us The Truth – Sham 69
  14. If The Kids Are United – Sham 69
  15. One Step Beyond – Madness
  16. Too Much Pressure – The Selecter
  17. A Message To You Rudy – The Specials
  18. Ghost Town – The Specials
  19. Oi! Oi! Oi! – Cockney Rejects
  20. Police Oppression – Angelic Upstarts
  21. Chaos – The 4‐Skins
  22. Clint Eastwood – The Upsetters
  23. Tribute To Drumbago (aka Last Call) – The Dynamites
  24. The Law – Andy Capp

L’immaginario skinhead è nato e si è affermato soprattutto nel Regno Unito, ma ha avuto la capacità di abbattere barriere e confini, arrivando anche in Italia.